Recensire libri con un occhio solo.
Mi chiedo come leggano i libri, alcuni recensori. In particolare, mi appunto su quelli dell’Indice dei libri del mese. Forse leggono con un occhio solo, mentre con l’altro – quello destro, probabilmente – si dedicano alle cose serie. La domanda mi sovviene leggendo la recensione a Lager Italiani comparsa sulla rivista da cinque euro e cinquanta centesimi. (Non dovrei contrattaccare sulle critiche a un libro scritto da me, forse, ma credo sia giusto prendersi il diritto di replica).
Federico Trocini, fino ad oggi a me sconosciuto, inizia citando un brano dalla prefazione di Erri de Luca (“CPT: neanche il minimo coraggio di nominarli per quello che sono. Del resto i nazisti chiamavano distretto abitativo i ghetti in cui insaccavano le vite da distruggere. Dalle sbarre dei CPT scappare è un diritto”). Solo che non dice che si tratta di Erri, ma scrive: “In tal modo la denuncia di Marco Rovelli nei confronti dei Centri di permanenza temporanea giunge perfino a suggerire l’incauto paragone tra questi ultimi, allestiti per ospitare gli immigrati in attesa di essere rimpatriati, e i lager nazisti, predisposti per il lavoro coatto e per l’eliminazione di interi gruppi etnici”. Trattasi, aggiunge il Trocini, di una “surriscaldata forzatura”.
Ora, se il Trocini avesse utilizzato l’occhio buono per leggere Lager Italiani, avrebbe certamente evitato di usare la parola “ospitare” quanto agli immigrati, e soprattutto avrebbe saputo che non si suggeriva incautamente un paragone, né si aveva un lanciafiamme per piegare i fatti al nostro volere, ma – con tutte le cautele del caso – si riscontrava una matrice comune alle due esperienze, pur nell’abissale differenza delle materiali condizioni di vita degli internati. Cosa che ad esempio un internato ad Auschwitz come Aldo Pavia ha capito benissimo: Auschwitz e via Corelli sono due forme di campo, due momenti di una storia lunga e articolata, e dunque occorre com-prenderli insieme. In ambedue i casi sono – si capirà tra un istante perché dico questo – gli stessi meccanismi ad entrare in funzione, gli stessi dispositivi che appartengono strutturalmente alle nostre società occidentali. Anche Moni Ovadia (che al pari di Erri De Luca viene dimenticato dal recensore) lo ha capito benissimo, quando ha scritto che "i clandestini sono i nuovi ebrei".



