venerdì, 22 dicembre 2006
Il confine dei campi.

Sergio Serraino mi scrive di un reportage fatto da una fotografa francese, Elisabeth Cosimi - reportage al quale lui ha collaborato - nei campi del fronte Sud della fortezza Europa. "Un confine disseminato di campi, aperti e chiusi: il Centro Santa Chiara di Palermo, le (ormai ex) case di accoglienza di Caltanissetta, Lampedusa, i centri di detenzione di Chios e Lesbos in Grecia, i campi aperti e di detenzione a Malta (vera e propria isola dei campi), il centro di detenzione di Nicosia, il campo di Cofinu e le rent house, a Cipro.  A Malta, la detenzione dei richiedenti asilo può durare anche 18 mesi in tende da campo o in un hangar. Siamo riusciti ad entrare in un campo di detenzione per richiedenti asilo, all’interno della base militare di Safi. A Cipro la detenzione è a tempo indeterminato in attesa dell’espulsione. Abbiamo visitato il “blocco 10” all’interno della prigione di Nicosia, dove è detenuta questa gente, abbiamo un’intervista ad un ragazzo della Sierra Leone. Più di 70 persone rinchiuse in celle sovraffollate senza poter mai uscire all’aperto. Qualcuno era là da 19 mesi."

Alcune foto del reportage, molto belle, si trovano qui.

postato da: MarcoRovelli alle ore 17:38 | Permalink | commenti
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venerdì, 22 dicembre 2006
Sul bollettino Nandropausa, Wu Ming 2 ha pubblicato una bella recensione di Lager Italiani. Eccola.

La prima cosa che mi ha colpito, leggendo Lager Italiani, è stata la qualità della scrittura.
Avevo notato il titolo in libreria, ma vista la collana, pensavo a un'inchiesta giornalistica sui Centri di Permanenza Temporanea: testimonianze dirette, approfondimenti, schede. Un genere di informazioni che, con una certa supponenza, ero convinto di avere, o di potermi procurare in abbondanza con l'aiuto di Mr Google.
Giorni dopo trovo il tempo di sfogliare e all'improvviso inciampo su volti, storie, voci, passioni. Una raccolta viva, dove il bisogno di raccontare, e la capacità di farlo, prendono il sopravvento sulla cronaca, l'indagine, la denuncia. Vicende che attraversano i CPT, ma senza dimenticare il prima e il dopo, sempre in bilico tra il germogliare di una speranza e l'incombere dell'assurdo.
Assurdità: è forse questa la parola chiave del lavoro di Marco Rovelli, la seconda sorpresa che mi ha riservato.
Chi conosce lo scandalo dei CPT, anche di sfuggita, tende a concentrarsi sui maltrattamenti, le violenze, l'aspetto carcerario delle strutture. Lager italiani, appunto. Quello che spesso sfugge, ma che non ha meno importanza, è invece l'assurdità del contorno, l'arbitrio sistematico di una legge di fatto inapplicabile, iniqua, incapace - pur nella sua mostruosità - di accordare a tutti lo stesso trattamento. Trascorrere in gabbia due mesi o cinque giorni, essere rimpatriati a forza o lasciati liberi sul ciglio di una strada, poter parlare con la propria famiglia o non avere diritto a una telefonata, essere in regola o clandestini: è il caso a decidere, il tiramento di culo, la lista d'attesa di un aereo, una frase di troppo. A ben guardare, un aspetto comune a molti ambiti della biopolitica italiana (basti pensare alle leggi sulle droghe).
Lager Italiani
ha dunque il merito di presentare la barbarie in modo inequivocabile, ma senza lasciarsene inghiottire. Senza diventare contenitore di resoconti, ma raccogliendo la sfida narrativa, per trasformarsi in racconto corale, letteratura civile, incubo che riguarda tutti, e non caso eccezionale, evento scellerato che colpisce una minoranza di poveretti.
Chiudere i CPT è necessario, ma non sufficiente.
Bisogna pretendere un mondo dove la parola clandestino suoni aliena quanto "razza ariana".
postato da: MarcoRovelli alle ore 17:18 | Permalink | commenti
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venerdì, 15 dicembre 2006
Il peluche di Kornel.


Al secondo piano del casolare di via Malvezza c’è la stanza di Kornel. Un lenzuolo arancione alla parete per occultare quel troppo bianco, e troppo sporco. Uno specchio ai piedi del letto, e nell’angolo opposto una televisione. Stava guardando Il gladiatore. No, non mi disturbi, dice, L’ho già visto tante volte. La moglie resta distesa sul letto, è arrivata dalla Romania solo da tre mesi, ancora non parla italiano. Sta quasi tutto il giorno qui, a vegliare, in questo casolare occupato da rom che da anni occupano campi e casolari bolognesi e regolarmente vengono sgomberati.
Su una panca messa di traverso davanti allo specchio ci sono diversi peluche. Il più grande è un coniglio argentato con le orecchie che gli spuntano da un cappello di circo. Gli fanno corona due o tre orsetti marroni. Sono di mio fratello che sta nell’altra stanza, dice Kornel, Lui è qui con due figli. Ti piacciono? dice, Prendine uno! Ho risposto di no, dentro di me qualcuno ha detto che era brutto togliere una cosa a chi ha così poco. E invece sarebbe stato bello e giusto prenderlo, e non solo perché lo desideravo, ché addirittura ho pensato, se pensare è la parola giusta per il lampo di un’immagine, che un domani avrei avuto piacere a farlo diventare l’orsetto di mio figlio, io che fino ad ora non sono mai stato sfiorato da pensieri paterni, non solo per questo sarebbe stato giusto prenderlo, perché lo desideravo e lo vedevo nel mio futuro, ma anche perché con quel gesto avrei sottratto un pezzo di Kornel a quello stato d’eccezione, lo avrei restituito a una normalità condivisa attraverso un gesto di accettazione e di cannibalismo, portandomi via un po’ di lui, un po’ della sua carne e della sua gioia. Invece ho esitato, e ho mancato.
Mi sono portato via solo le sue parole, e la sua stretta di mano, e il suo accompagnarmi fino alle scale da dove si scende al piano terra, dove gli altri rom stavano a guardare la televisione insieme a Luciu, il boss del casolare, un uomo di un quintale e oltre, con i capelli lunghi tirati all’indietro, maniere spicce, tatuaggi e una maglietta da metallaro.

Kornel, 33 anni, è originario di Kraiova, la città da dove vengono la maggior parte dei romeni bolognesi. In realtà Kornel viene dalla zona di Kraiova, da un paese a una ventina di chilometri dalla città, e ha sempre fatto il bracciante agricolo. Poi, negli anni novanta, con l’agricoltura non si sopravviveva più, i contadini sono stati costretti a vendere gli appezzamenti di terreno che un tempo appartenevano allo stato, e molti sono stati acquistati da agricoltori italiani in attesa delle sovvenzioni che presto cominceranno ad affluire dalla Comunità europea.
Allora Kornel è venuto in Italia, cinque anni fa, e da tre lavora come elettricista, ovviamente in nero essendo lui clandestino, anche se il suo padrone è un bravo ragazzo che gli ha pagato perfino un viaggio in Romania a suo tempo, e che vorrebbe pure metterlo in regola se potesse, ma non può. Lui fa l’elettricista e suo fratello il muratore, ma almeno il fratello ha fatto venire il figlio, Kornel non può permetterselo, suo figlio è in Romania con suo padre, e lui da tre anni non lo vede. I peluche stanno qui nella sua stanza, lui li guarda e pensa al figlio che vede riflesso in quei peluche ai piedi dello specchio.

Adesso quei peluche sono ancora lì, ai piedi dello specchio. Ma non c’è Kornel, e neppure sua moglie. Loro sono venuti a prenderseli ieri mattina le forze dell’ordine, alle cinque e mezza. Sono arrivati silenziosamente, con due pullman, bloccando l’ingresso della strada, una strada lunga e dritta tra i campi, di fronte il muro di una zona militare, e hanno circondato il casolare. I cinquanta rom, compresi i neonati e le donne incinta, si sono fatti prendere senza opporre resistenza, abituati come sono agli sgomberi e alle deportazioni, è una vita che vengono sgomberati e deportati. Le forze dell’ordine in cambio li hanno fatti vestire, ma non hanno potuto prendere niente, hanno dovuto lasciare lì vestiti, televisioni, peluche.
Li hanno portati in caserma, e fuori c’è un aereo charter che porterà Kornel e sua moglie indietro in Romania. I peluche invece sono rimasti. E questo è il motivo ulteriore del mio mancamento.

“Vogliamo ringraziare le forze dell'ordine per lo sgombero dei 50 rom avvenuto stamattina in via Malvezza a Bologna, ma anche l'onorevole del Carroccio Gianluca Pini che lunedi' scorso ha fatto un sopralluogo nella zona e ha denunciato la situazione. Questa operazione dimostra che se c'e' la volonta' e la determinazione i problemi si possono risolvere”'.
Il segretario provinciale della Lega Nord di Bologna, Manes Bernardini, ha commentato cosi' lo sgombero di 50 rom effettuato oggi all'alba a Bologna da Polizia e Carabinieri.

postato da: MarcoRovelli alle ore 11:40 | Permalink | commenti
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giovedì, 07 dicembre 2006

Ricevo dall'amica Giovanna Pineda e pubblico, invitandovi ad aderire all'appello.

Appello urgente per Osazee  Igbinedion e per una legge chiara che tuteli i  rifugiati anche in Italia.

Tre anni fa Osazee è stato costretto ad abbandonare il proprio paese, la  Nigeria, e a cercare rifugio in Italia (Rovigo), perché essendo di fede  cristiana, sarebbe stato obbligato dalla legge locale ad una conversione  forzata alla religione islamica. Lo stato nigeriano ha dichiarato  anticostituzionale le persecuzioni per motivi religiosi, ma in realtà i fatti  cruenti più volti denunciati da ONG internazionali, come Amnesty International,  ma anche dal C.I.R. e dallo stesso Parlamento Europeo, denunciano che tali  persecuzioni sono attualmente  perpetuate (non dimentichiamo infatti che in 12  stati della Nigeria è stata introdotta la sharia). A testimonianza dei fatti vi  è inoltre l'articolo del giornale locale Nigerian Observer del 18/02/2003 che  denuncia la storia di Osazee. Ma tutto ciò non è sembrato sufficiente alla Commissione di Gorizia per i rifugiati, e lo status di rifugiato gli è stato negato in quanto dal 2003 ad oggi la situazione in Nigeria ".potrebbe non essere più la stessa.", vale a dire "prova a tornare a casa, mal che vada ci rimetti la vita, ma non è certo, potrebbe anche andarti meno peggio, magari
carcere, torture, o lapidazione... mah!". Inoltre la commissione si chiede perché Osazee non abbia già sanato durante i tre anni di permanenza in Italia la sua posizione, come se fosse automatico per un richiedente asilo conoscere i propri diritti e le procedure per ottenerli nel paese ospitante. Tutto ciò non solo è assurdo, ma è anche assolutamente vero!

Adesso Osazee è nel centro di permanenza temporanea (cpt) di Gradisca (chi ha potuto raccontarlo lo descrive come un vero e proprio lager) e il suo destino è appeso alla decisione del Prefetto di Gorizia di accogliere la sua richiesta di restare nel territorio italiano per il periodo del ricorso. Diversamente rischia di essere rispedito in Nigeria, dove la situazione ".potrebbe non
essere più la stessa."! Questa è l'accoglienza "civile"che ancora riserviamo ai rifugiati o ai richiedenti asilo.

Nonostante da secoli la nostra cultura parli di diritti civili, nonostante la profonda matrice cristiana della nostra concezione di rispetto e di tutela dei soggetti più deboli,  nonostante l'articolo 10 della Costituzione Italiana e nonostante l'immediata adesione italiana alla Carta Universale dei Diritti dell'uomo, l'Italia è l'unico in Europa ancora privo di una legge per i
rifugiati e i richiedenti asilo. Per questo motivo ora Osazee rischia di essere rispedito al paese da cui lui stesso è scappato per salvarsi la vita.

Ecco perché ora più che mai facciamo appello a tutta la società civile che da sempre si batte per i diritti umani, non a caso dichiarati "universali", ossia di tutti, perché al più presto sia promulgata una legge che nel nostro stato tuteli i rifugiati e i richiedenti asilo. Troppo spesso in Italia le persone che tentano di fuggire da situazioni drammatiche vengono recluse nei centri di  permanenza temporanea (cpt), strutture già più volte denunciate per le loro caratteristiche disumane, nell'attesa di essere rimpatriate e quindi condannate a morte sicura.

Chiediamo a tutti di inviare questo appello al Ministero degli Interni, al Ministero del Welfare, e alla Prefettura di Gorizia, sottolineando la gravità della situazione di Osazee e in generale la necessità di una legge chiara per i rifugiati e i richiedenti asilo. Diamo noi voce a chi non ce l'ha!

Scrivi anche tu un appello ai seguenti indirizzi, oppure manda quello già scritto che trovi qui in allegato.
Grazie.

Pineda Bruna Giovanna
Assessore pace-diritti umani
Comune di Rovigo

via e-mail:
liberta.civiliimmigrazione@interno.it
segreteriaministroferrero@solidarietasociale.gov.it
centrodicontatto@welfare.gov.it
cep.prefgorizia@interbusiness.it

via posta:
Ministero dell'Interno Piazzale del Viminale. 00184 Roma
Ministero del welfare Via Fornovo, 8 - 00192 Roma
Prefettura di Gorizia, Piazza della Vittoria 64, 34170. Gorizia.

postato da: MarcoRovelli alle ore 16:37 | Permalink | commenti
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giovedì, 07 dicembre 2006

Peace.

Su Peacereporter una bella recensione al libro, di Luca Galassi. Perdonate la foto del sottoscritto...

postato da: MarcoRovelli alle ore 16:17 | Permalink | commenti
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