Dello Spirito.
Sabato scorso ho dialogato pubblicamente con Marco Revelli sui temi di Lager Italiani. E' stato un motivo di soddisfazione, e uno stimolo, parlare con una delle teste pensanti della sinistra italiana (la sinistra vera, intendo), e riceverne complimenti ("E' un libro che avrei voluto scrivere io" ha detto, e cosa più bella non si poteva dire). Sala gremita, e molta attenzione. L'incontro era inserito entro il festival Torino Spiritualità - cosa c'entra, qualcuno si sarà detto. Ecco, nella quasi-introduzione al libro, scrivevo che per i migranti che (si) raccontavano, e di cui ho ri-narrato le storie, si trattava di ricucire i "buchi dello spirito". Dar luce, e respiro, alla propria identità - laddove l'identità co-incide con la propria storia. La voce che racconta la propria storia è lo Spirito - la voce che ripercorre i propri luoghi di emergenza, che rievoca i sensi, le sensazioni, e in questo itinerario, in questa rappresentazione, fa senso. Il senso dello spirito è il tempo rap-presentato dalla voce che lo riflette. In questo senso il CPT (come ogni campo), nel suo essere luogo d'eccezione, margine di sospensione, è un luogo centrale dello spirito, luogo abissale. Il CPT annulla ogni dimensione temporale, facendo macerie del passato (la narrazione, allora, è come un angelo nuovo che redime queste macerie) e dissolvendo ogni a-venire. Il tempo, allora, implode, ripiegato su un punto sospeso che non è più presente (non ha più presenza). Il CPT è luogo eminente di deprivazione sensoriale (e il modello Gradisca - quello di un supercarcere dove il controllo è totale - prosegue nell'annullamento dell'identità in quanto si tratta di annullamento della dimensione spaziale oltre che di quella temporale).
Alla fine del dibattito è intervenuto un anarchico torinese. E' triste che dobbiamo sentirci dire le storie dei migranti e dei CPT da uno che viene da fuori, quando in questa città le abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni, e sembriamo non accorgercene, e non facciamo niente. Ha ragione. A Torino i controllori dei tram hanno il diritto di chiedere il permesso di soggiorno agli stranieri. Devono rendersi complici, insomma. Mettiamoci di mezzo, così ha detto l'anarchico di Torino, facciamoli scappare. Sottoscrivo totalmente. Mettiamoci di mezzo, facciamoli scappare.



